Una lezione speciale: fibromialgia

Immagino l’ insegnante yoga (per la firbomialgia) come un tutore per le piante di alto fusto.

Lo yoga può alleviare i sintomi della fibromialgia e donare sollievo alle persone affette da questa sindrome*. In una classe yoga con allievi che presentano questo tipo di problema, pratico di solito solo Hatha yoga, vale a dire lo stile classico e meno dinamico. Quindi un ritmo lento con poche asana “trattenute” per alcuni respiri e ripetute con le stesse sequenze per un certo numero dispari di sessioni. Durante le lezioni cerco di non usare la musica in modo che l’attenzione dell’allievo sia tutta rivolta a sé e al proprio respiro. Al ritmo, timbro, tipo di respirazione e intensità.

Praticare yoga per la  fibromialgia significa costruire una lezione strutturando un lavoro in cui il soggetto, l’allievo, abbia transizioni da una posizione all’altra con calma ma energia. Cerco di insegnare ai miei allievi i benefici di ogni asana che eseguiamo, in modo che con il tempo, possano divenire timonieri della propria pratica,  perché solo chi vive il problema può sapere spesso come superarlo. Cerco con ogni persona di superare di volta in volta  le barriere dello sconforto instillando pillole di speranza. Attraverso il sankalpa nello yoga Nidra cerchiamo di lavorare sulla fiducia nella vita e nella guarigione, la gratitudine e soprattutto la qualità  dei pensieri. Spesso in classe leggiamo brani di autori in cui parliamo della potenza delle onde pensiero. Durante la lezione gli allievi dedicano parte del tempo all’ascolto delle sensazioni, emozioni e percezioni che il corpo rimanda. Di certo non è un lavoro semplice e scontato. Non esistono classi già sperimentate e la mia principale difficoltà è quella di essere una pioniera in questa materia. I miei riferimenti sono soprattutto medici o insegnanti yoga americani. I miei studi si radicano sulla rivista scientifica PAN e da lì sono risalita a medici o colleghi che poi, grazie al magico mondo di internet e dei social network, ho potuto contattare e consultare. Con alcuni di loro sono nate anche belle amicizie e importanti confronti lavorativi. In una mia classe cerco di creare sequenze sempre diversi che però presentino a cicli le stesse asana in modo da non essere monotone ma comunque permettano agli allievi di curare per 3-4 mesi alcune fasce muscolari, tendini  e legamenti specifici. Il risultato di questo tipo di yoga è che la maggior parte degli allievi cresce in presenza, percezione e consapevolezza del proprio corpo, mente e spirito. Ha sollievo alla sintomatologia e trova un modo autonomo di intervenire quando la malattia ri presenta.

Dallo studio alla realtà

In questi anni ho imparato che anche se arrivo in classe con una lezione preparata e sperimentata serve che innanzitutto “ascolti” la classe. Spesso e volentieri i miei allievi non hanno “la prontezza” di dirmi se hanno il ciclo o dolori vari o problemi…nonostante io stessa lo chieda sempre. Ho dovuto affinare la mia sensibilità, osservazione e capacità di ascolto, abbandonare le paure dell’ego e addentrarmi nelle strade  incerti del fluire, “improvvisare”, creare. E vi assicuro che varie volte avrei voluto scappare o urlare. In realtà avere una pratica quotidiana e personale di yoga mi consente sempre di sperimentare in prima persona quanto propongo in classe e ciò mi avvantaggia. Le ore di insegnamento sono un bacino esperienziale unico ed affinano la nostra arte. Una lezione Yoga è composta da asana, pranayama, meditazione e nada yoga.

In una classe yoga per la fibro, pranayama e nada, per un periodo iniziale, coincidono… Gli esercizi di pranayama donano maggior ossigeno al cervello e alle cellule migliorando il rinnovamento cellulare. In generala apportano come beneficio un rallentamento del flusso dei pensieri e un rallentamento nel bioritmo corporeo. Il respiro è la prima colonna sonora della nostra vita. È importane dedicare del tempo ad esso. Entrare in contatto col respiro, curarlo nel rallentamento, nella profondità ed intensità, come ho accennato prima. Per le asana di volta in volta in volta, su questo blog, le tratterò una ad una. La meditazione è un capitolo a parte. In linea generale in una classe Yoga per fibro…non si riesce a meditare molto. Almeno nei primi anni. Più che altro si cerca un rilassamento finale e si parte da lì per altri percorsi. I dolori, le scosse elettriche alle gambe (le lanzate), la sindrome delle gambe agitate…ci rendono difficile questo lavoro. Ma la parola impossibile non fa parte del mio vocabolario e cerco ogni espediente per superare questi problemi. Dalla temperatura della stanza alla meditazione in movimento, dalla possibilità offerta dai mantra al confronto verbale. Il lavoro di yoga e fibro parte dalla classe e va a casa, parte dalla malattia e arriva alla persona e dalla persona alla vita. La guarigione dalla fibromialgia è una lotta a tutto tondo in cui tutta la vita della persona è soggetta a radicale modifica e sostanziale cambiamento. Se l’allievo ha scadenze, compiti a casa, stimoli a fare e spunti di riflessione non cede il passo alla sfiducia e a quel lato oscuro della vita che leva forza e fa soccombere, ma permette a se stesso di mantenere aperta la porta della speranza e un legame umano sempre utile, efficace e necessario. L’insegnante diventa così un pungolo, uno stimolo a fare, un compagno di percorso, un bastone a cui aggrapparsi… non un guru per vivere, perché almeno io, sono umana con i miei lati belli e brutti, la mia sensibilità e le mie chiusure. Immagino l’insegnante yoga come un bastone ficcato in una pianta per aiutarla a crescere dritta. Il bastone cambia col crescere della pianta e si evolve con essa, fino a quando la struttura della pianta, il tronco, non permette di rimuovere il bastone per sempre. Se la pianta vive in ambienti soggetti a continue intemperie di notevole intensità, a periodi potrà essere piantato o sradicato del tutto. La cosa importante è che non sarà lo stesso bastone, come non potrà esserci sempre lo stesso insegnante di yoga a seguirci. La cosa importante credo sia il  legame umano che credo possa sempre sopravvivere se abbiamo nel cuore la consapevolezza del lavoro svolto e non la sensazione di essere stati abbandonati. Tutti siamo utili a agli altri ma nessuno è necessario. Solo la pratica yoga può essere necessaria, ma lo yoga può essere svolto da soli e in compagnia, perché nel tempo  diventa parte di noi e del nostro stile di vita. Quando accade non possiamo più farme a meno.  E diventa una sana dipendenza.

* Con il termine sindrome si intende, in medicina, un insieme di sintomi e segni clinici che costituiscono le manifestazioni cliniche di una o diverse malattie.

 

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