Il cosmologo e lo yoga

La ricerca è un nostro modo di essere e di vivere.”

Quando il direttore scrisse la recensione del libro sul primo numero del SDM stavamo discutendo con alcuni allievi su dei principi, citati nel libro, che si rifacevano alla fisica quantistica. In quel momento era presente anche Cosimo Stornaiolo che ascoltava in silenzio, ma con interesse, la conversazione che si stava svolgendo. Ad un certo punto però disse che alcune cose erano totalmente inesatte.

In che senso”- rispose uno di noi.

E lui in modo più esaustivo: “Dico che certe cose sono del tutto estranee alla fisica quantistica e citarle in questo modo è errato”. Sul viso del nostro collega era palese un’altra domanda: “E tu cosa ne sai? perché parli con tale sicurezza? “.

Nella sua voce non c’era saccenza o arroganza, bensì la piena consapevolezza di ciò che si dice perché si conosce l’argomento.

Beh, io sono un fisico teorico e lavoro come ricercatore dell’istituto di fisica nucleare. Mi occupo di relatività generale, cosmologia, entropia dei buchi neri…”

Così abbiamo conosciuto Cosimo Stornaiolo che sin dal primo numero collabora con entusiasmo col Siddharta Magazine in qualità di revisore di bozze. La scelta non è stata casuale nel senso che, la nostra redazione gli ha chiesto una partecipazione perché ci è piaciuto il suo modo di incoraggiarci e sostenerci. I suoi suggerimenti sono preziosi e la sua mentalità razionale e scientifica ben si coniuga con il nostro astrarci dalla realtà. Abbiamo deciso di intervistarlo nella sua casa a Napoli. Libri e CD ci circondano ovunque. Siamo in un tempio della lettura e della musica. Ci apre la porta un anziano e simpatico signore, con occhi azzurri. Scopriamo che è il padre del dottore, Ugo Stornaiolo, ingegnere, insegnante e scrittore. Cosimo sta per arrivare. E’ appena ritornato dalla Svezia e sta parlando al cellulare in spagnolo.

Uno tra noi commenta “Non è nulla! Dovreste vedere l’ inglese!”

Cosimo è nato a Quito,- ci dice il sig. Stornaiolo- in Ecuador, ed è di madrelingua spagnola, inglese ed italiana.” Sorridiamo.

Non c’è formalismo in questa casa in cui si respira cultura ed amore per la musica e la letteratura. Dopo poco arriva Cosimo che ci accoglie calorosamente. Il viso è affaticato ma percepiamo la gioia di ospitarci a casa sua. Mentre sorseggiamo una fresca e deliziosa limonata in stile ecuadoriano1, iniziamo la nostra intervista:

Dott. Stornaiolo da quanto tempo pratica Yoga?

Ho cominciato alcuni anni fa con la maestra Dina Zanfardino, ma poi ho smesso. Adesso posso dire di aver cominciato una seconda volta presso il centro Siddharta.

Come ha conosciuto il Siddharta?

Me ne ha parlato un’amica entusiasta dell’ambiente, dei maestri e del clima di serenità che si respira. Questa amica mi ha donato un coupon per il mio compleanno, visto che era in ritardo con il regalo…

Cosa vuol dire cosmologo?

La cosmologia è una pratica di pensiero antichissima che ha sempre cercato di spiegare le origini dell’universo. Si conoscono moltissime cosmologie che nelle vari tempi storici hanno interpretato l’universo entro i limiti delle conoscenze dell’epoca. Nei tempi remoti l’universo era più piccolo del sistema solare (ricordiamoci della leggende di Fetonte e di Icaro)2, un po’ più grande quando si è scoperto che le stelle erano più lontane del Sole. La cosmologia è diventata finalmente una scienza dopo la formulazione della teoria della relatività generale di Einstein. Si sono conosciute così le galassie e si è capito che queste si allontanano continuamente tra di loro, che l’universo ha una sua struttura e che questa struttura può essere studiata. Si è intravista la possibilità di un inizio dell’universo con il Big Bang. Si sono aperte nuove frontiere di conoscenza e nuove domande vengono alla ribalta per capire come si possono spiegare le proprietà dell’universo ed in ultima analisi come si siano create le condizioni per la vita nei pianeti e quali siano le possibilità e le probabilità che queste si creino. Ecco il cosmologo è qualcuno che contribuisce a dare queste risposte sia dal punto di vista della teoria, della elaborazione di modelli, sia osservando direttamente il cosmo attraverso potenti telescopi e satelliti.

Come mai, nonostante i suoi innumerevoli impegni, ha deciso di collaborare con la nostra redazione?

Perché avendo la passione per la conoscenza, la ricerca voglio continuare a imparare dagli altri. Infatti sono convinto che chiunque possa insegnarmi qualcosa di nuovo per me. Trovo che un impegno diverso dal mio lavoro abituale possa arricchirmi in termini di conoscenza e di una comprensione più profonda di me stesso.

Per quest’ultimo numero è stata la dott. Incorvaia (N.d.r Ilenia Incorvaia) ad occuparsi delle revisione delle bozze, perché era fuori per lavoro. Ci può dire dov’era? Che ha fatto in Messico e Svezia? Come è andata lì?

Una delle attività di un ricercatore è viaggiare, perché spesso non basta pubblicare un lavoro su una rivista, ma bisogna anche andare in giro e parlare con altri ricercatori, scambiare idee, discutere, approfondire temi di ricerca. Solo così la scienza progredisce, ogni forma di cultura ha alla sua base la comunicazione.

Ormai si producono tanti lavori nel mondo che è difficile tenere il passo dei progressi scientifici semplicemente leggendo. Allora andare ad un congresso permette sia di aggiornarsi sulle attività di ricerca che i ricercatori di tutto il mondo stanno sviluppando, ma anche a fare conoscere il proprio lavoro agli altri.

Cosa significa oggi lavorare in un ente di ricerca quale INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare)? E’ vero che il centro di Napoli è il più importante d’Europa in quanto a grandezza e team di ricerca?

Lavorare per l’INFN significa fare ricerca e avere tutti i mezzi per farla. L’INFN è un ente considerato un gioiello della ricerca italiana. Ha vari laboratori in Italia e contribuisce alla parte italiana del CERN, dove recentemente hanno scoperto il bosone di Higgs con il contributo decisivo dei ricercatori dell’INFN. Vanta numerosissime collaborazioni internazionali. A Napoli abbiamo una delle sezioni più grandi dell’INFN. Dire che è la sezione più importante di Europa, mi pare una grossa esagerazione. Però è vero che i ricercatori napoletani sono molto validi e stimati in tutto il mondo per le loro capacità e il loro impegno. Per finire l’INFN ha una peculiarità, ha stipulato convenzioni con quasi ogni università italiana e pertanto ha le sedi e gli uffici presso molti dipartimenti di fisica. In tal modo un ricercatore INFN lavora a stretto contatto con il mondo universitario e può stabilire un rapporto diretto anche con gli studenti, contribuendo alla loro formazione.

Anche il vostro istituto risentirà dei tagli del governo Monti?

I tagli che il governo Italiano ha fatto recentemente sono quasi mortali per la ricerca. Vanno a scapito di esperimenti già in fase di realizzazione e di impegni internazionali presi negli anni scorsi. Nella possibilità di viaggiare e di continuare la pratica dello scambio di idee e di conoscenze di cui parlavo prima. Nel limitare i mezzi, le attrezzature e gli strumenti necessari per fare ricerca. Significa anche che nonostante ci siano giovani italiani brillantissimi, che l’ente non potrà rinnovarsi e rischia di invecchiare. Purtroppo non è la prima volta. Questi ultimi 10 anni sono stati segnati da una continua diminuzione dei fondi per la ricerca. Ma l’atteggiamento di tutto il mondo politico è stato sempre segnato da una visione crociana per cui la Scienza non è una forma di cultura, ma è semplicemente tecnica. Per questo in Italia c’è sempre stata una grande diffidenza per la scienza, nonostante l’Italia sia stata patria di scienziati del calibro di Galileo Galilei e di Enrico Fermi.

Eppure se uno stato che vuole garantire il futuro di una nazione dovrebbe investire sulla ricerca spendere di più. I paesi che stanno emergendo in questo inizio del XXI secolo hanno potuto crescere economicamente proprio perché hanno investito nella ricerca. Avere un paese in cui ci sono molte persone che lavorano nel mondo della ricerca significa avere un patrimonio di conoscenze enorme. E più conoscenze si hanno più si è in grado di risolvere i problemi che stiamo affrontando. Ma anche si aumenta la possibilità di capire che una vita come quella che conduciamo attualmente non ci porta da nessuna parte, che è necessario rivedere il nostro modo di vivere quotidiano. Ma mi fermo qua altrimenti ci vorrebbero pagine e pagine del Siddharta Magazine.

Cosa direbbe ai giovani che oggi entrano nel mondo del lavoro e desiderano fare ricerca?

Attualmente la situazione generale non è buona e di conseguenza non lo è neanche per il mondo della ricerca. Siamo in un momento di crisi profonda generale, da un punto di vista economico e da un punto di vista dei valori e sono convinto che le due cose non siano scollegate. Stiamo vivendo una fase storica nuova e ogni novità è un momento di rottura con il passato. Ma io sono sempre ottimista e penso che certi momenti saranno superati, sempre se ci sarà una volontà collettiva di superarli. La miglior risposta la dà Albert Einstein, quando scrive: Non possiamo  pretendere che  le cose cambino,se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla  notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi  supera se stesso senza essere ’superato’. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’ inconveniente delle   persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.

Parlare di crisi significa incrementarla e tacere nella crisi è esaltare il  conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che  è la tragedia di non voler lottare per superarla.”

Anche se scritta e formulata in tempi ormai lontani, questa frase di Einstein è sempre attuale. La Storia ha dimostrato che solo se i giovani saranno in grado di lottare potranno andare avanti nella vita e in particolare nel mondo della ricerca scientifica. Nessuno ci regala mai niente. Bisogna tenere presente che in ogni società ci sarà sempre bisogno di persone che studino, insegnino e facciano ricerca, altrimenti quella società sarà condannata a morte.

Lo yoga la aiuta ad affrontare il carico di responsabilità che il suo lavoro comporta?

Lo yoga porta ad una maggiore consapevolezza del proprio corpo e della propria mente. Vivere in armonia con essi e con il mondo esterno aiuta molto in qualsiasi attività fisica e intellettuale.

Nella sua libreria abbiamo visto testi di shiastu, yoga, filosofia buddista, magia, esoterismo, filosofia…non c’è antitetsi o una certa incongruenza tra la scientificità della fisica e l‘olistico o metafisica in generale?

Non c’è assoluta incongruenza, sarebbe come a dire che botanica e scienze giuridiche non vanno d’accordo. Anzi c’è un libro interessantissimo di Fritjof Capra che si chiama “Il Tao della Fisica” che dimostra come le idee fisica moderna occidentale convergano con le filosofie orientali sia per il pensiero che per l’atteggiamento mentale. Nella meccanica quantistica ci sono i germi per una visione olistica del mondo. Si figuri che negli ultimi trent’anni si è sviluppata una teoria che si chiama cosmologia quantistica e che descrive l’universo come un tutt’uno, mediante una stessa funzione d’onda. Ovviamente bisogna stare attenti, perché la fisica ha un suo linguaggio che non sempre viene compreso se non si hanno gli strumenti matematici e le conoscenze adeguate. Spesso le idee, i concetti fisici vengono usati in modo improprio. Un uso serio di questi concetti al di fuori della fisica convenzionale,in una fusione con le scienze olistiche richiederebbe anni di ricerca e di studio multidisciplinare che attualmente non vedo in giro.

Lei si avvale della medicina non convenzionale?

Qualche volta ho usato rimedi omeopatici. In generale se posso evitare medicinali allopatici sono più contento.

Che rapporto ha con il suo corpo? Lo “ascolta”?

Io penso che il nostro corpo vada rispettato, che bisogna ascoltare le sue esigenze e sapere interpretare il malessere e la malattia. Oggi il corpo non viene rispettato dalle persone. Esso è sottoposto a torture in nome di un look, di una bellezza artificiale. La gente si sottopone a ritmi di lavoro stressanti senza prendersi una pausa che permetta al corpo di riposare. Questo porta ad una mancanza di armonia che inevitabilmente porta alla malattia. Anche mangiare sano e bene è una forma di rispetto per il proprio corpo. Infine una attività sana, come lo yoga, giova molto al proprio corpo ed aiuta ad ascoltare a rispondergli regalandogli benessere.

Di cosa si sta occupando in questi mesi?

Sto lavorando a vari progetti. Uno è una versione tomografica della cosmologia quantistica. Questo sarebbe un mezzo potente di conoscenza dei primi stadi dell’universo attraverso le osservazioni attuali. E’ come fare la TAC dell’universo adesso per ricostruire la sua immagine primordiale. Un altro argomento di cui mi sto interessando è lo studio delle proprietà dei buchi neri. In particolare lo studio dell’entropia associata ad essi.

Cos’è l’entropia dei buchi neri?

Il concetto di entropia viene comunemente associato al concetto di disordine. In particolare rappresenta il disordine di corpi microscopici come atomi, molecole. Il secondo principio della termodinamica asserisce che l’entropia totale aumenta sempre. Ma quando sono stati scoperti i buchi neri ci si è accorti subito che l’entropia si poteva nascondere buttando materia fortemente disordinata dentro i buchi neri. Come nascondere la polvere sotto il tappeto. La casa così sembra più in ordine. In tal modo il secondo principio della termodinamica avrebbe potuto essere violato. Ma buttando materia all’interno del buco nero si ottiene anche che la sua area cresca, di qui l’idea che l’entropia non scompare, ma si manifesta come area di buco nero. Il problema che si sta dibattendo è quali sono gli oggetti microscopici “disordinati” da associare a questa forma di entropia Rispondere a questa domanda porterebbe ad una comprensione più profonda della fisica nei suoi vari campi.

Come vedono i suoi colleghi lo yoga e le discipline non convenzionali?

Conosco vari colleghi che praticano lo yoga anche con molta passione. Nel nostro ambiente c’è la stessa varietà di persone che si possono trovare in qualsiasi altro ambiente.

Lei lavora molte ore al giorno?

Si. Ma il lavoro è vario. A volte vado ad ascoltare seminari. Altre volte semplicemente studio. Altre volte ancora faccio calcoli. Spesso mi trovo a discutere con altri colleghi su di un lavoro che stiamo portando avanti. Capita anche di lavorare con colleghi in sedi lontane, come la Spagna usando Skype, puntando la webcam verso la lavagna e discutendo di calcoli e concetti da sviluppare per il nostro lavoro. Tuttavia il nostro lavoro non si può quantificare in ore, visto che è un lavoro creativo e che può anche subire delle pause nei momenti in cui alcune idee non sono chiare.

Una pulce” ci ha informato che lei lavora con molta leggerezza e gioia? Ci può spiegare come?

La leggerezza dovrebbe impedire di rendere il lavoro pesante e noioso. Bisogna riuscire a concentrarsi e andare fino in fondo ai problemi, ma anche sapere prendersi una pausa nel momento giusto. Altrimenti il lavoro diventa sempre meno produttivo e sempre più un’austerità. Le buone idee non si sa quando vengono. Spesso uno può leggere, studiare fare conti per giorni e giorni e non venire a capo di nulla, poi improvvisamente arriva quell’illuminazione che chiarisce tutto e dà un senso al lavoro fatto precedentemente. Mi sono convinto che il nostro cervello funziona così, cioè non funziona sempre allo stesso modo, ma con alti e bassi, pur continuando a elaborare durante tutto questo tempo. Capire questa cosa è importante e tengo a sottolinearlo, perché così impariamo a non sottovalutarci, ma a far crescere la stima di noi stessi.

Ci salutiamo nostro malgrado. Abbiamo trascorso un piacevole pomeriggio. Lasciamo casa Stornaiolo con la chiara percezione che a Napoli vivono ancora intellettuali ed uomini di profonda cultura ed umanità. Uno di loro collabora con noi e siamo felici di questo. Ad un tratto R. ride dicendo: “Vi imaginate se Cosimo riceverà un giorno il premio Nobel…potremmo dire di aver lavorato con un Nobel.”

Sì! Ma voi sareste candidati al no-bel (in napoltano) evidenzia un certo bambino che ci accompagna ed inizia a cantare“ comm si bell comme si bell ”…, in napoletano, scendendo le scale.

Tutti ridiamo di cuore mentre ritorniamo al Siddharta canticchiando la canzone dell’orchestra italiana di Renzo Arbore. E’ sabato pomeriggio. L’aria è torrida. Siamo ben felici di ritornare a lavorare al giornale. Anche per noi, dedicarci al magazine è un vero piacere. Un occasione per ricercare, conoscere ed approfondire sempre.

La Redazione

1 Limonata con succo di limone, polpa e pezzetti di buccia tritata

2 La legenda di Fetonte: http://alfonsinemonamour.racine.ra.it/alfonsine/Alfonsine/fetonte.htm

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